Figli imperfetti, figli sereni

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Quante volte si sentono commenti da parte di insegnanti o di genitori nei confronti dei propri figli che vengono definiti “troppo” vivaci o “troppo” taciturni o “poco” attivi o “poco” seri?

Talvolta non prevale forse l’attenzione e l’osservazione dei tratti “mancanti” piuttosto che quella sui punti di forza?

Dalla fase neonatale a quella scolare, la tendenza naturale al confronto favorisce quello che spesso si trasformerà in un costante processo di valutazione e di categorizzazione in cui il bambino spesso si sente sotto esame.

Che effetti hanno i commenti critici nel lungo termine?

Queste continue osservazioni, sebbene fatte in buona fede e con l’intenzione di stimolare al miglioramento (dal proprio punto di vista) il bambino, hanno effetti deleteri sia per i genitori che per i figli. Nel lungo termine, infatti, questi commenti critici portano gli adulti a sentirsi  frustrati, ansiosi e disorientati e i bambini a percepirsi inadeguati e difettosi provando tristezza, vergogna e rabbia generate da un’immagine di sé che risulta svalutata,  non accettata e non valevole per quella che è.

Certamente queste critiche, dunque, non rinforzano un’immagine positiva di sé, al contrario aumentano la sfiducia in se stessi. Crescere con una bassa autostima può costituire un fattore di rischio per lo sviluppo di forme di insicurezza personale o di vere e proprie psicopatologie future.

Come poter rinforzare l’autostima dei figli?

Se ridimensionassimo la tendenza al confronto, focalizzandoci più sulle differenze specifiche e  sulle peculiarità individuali piuttosto che sulle caratteristiche più comuni ritenute migliori, sarebbe più facile riconoscere e valorizzare le unicità di ognuno, rinforzandole.

Adottare una visione più orientata ai punti di forza che ai deficit permette di cogliere ciò che di positivo può esserci anche in una caratteristica comunemente ritenuta “meno vantaggiosa”, ma che rappresenta la vera autentica natura del proprio figlio.